Riparazione per ingiusta detenzione e riparazione dell’errore giudiziario: attenzione, non sono sinonimi!

Accade sovente che chi si rivolge ad un legale per una situazione astrattamente riconducibile ad uno dei due istituti li confonda e li utilizzi come sinonimi, sebbene contemplino casistiche dal punto di vista procedurale completamente differenti. Al fine di meglio comprendere la distinzione, il metodo più efficace è sicuramente quello di proporre degli esempi concreti, dei semplici casi di scuola.

 

Caso 1

Tizio, accusato di omicidio e sin dall’inizio del procedimento professatosi innocente, trascorre due anni in custodia cautelare in carcere.
La Corte di Assise lo proscioglie con formula piena, il Pubblico Ministero non propone appello e la sentenza diventa irrevocabile.

In questo caso l’istanza corretta da proporre è quella di riparazione per l’ingiusta detenzione.

Quali sono le condizioni che devono ricorrere per chiedere la riparazione per ingiusta detenzione?

La riparazione per l’ingiusta detenzione è regolata dagli articoli 314 e 315 del Codice di rito e 102 e 102 bis delle disposizioni attuative del Codice di procedura penale.

L’istanza può essere proposta se l’imputato è stato prosciolto con sentenza irrevocabile:

  • perché il fatto non sussiste;
  • per non avere commesso il fatto;
  • perché il fatto non costituisce reato;
  • perché il fatto non è previsto dalla legge come reato;

 

ovvero in favore dei soggetti nei confronti dei quali è stato pronunciato:

  • provvedimento di archiviazione;
  • sentenza di non luogo a procedere.

 

L’imputato ha diritto ad un’equa riparazione qualora, non avendo dato o concorso a darvi causa per dolo o colpa grave, sia stato sottoposto ingiustamente a:

  • arresti domiciliari;
  • custodia cautelare in carcere;
  • custodia cautelare in luogo di cura;
  • misure di sicurezza quali, ad esempio, la collocazione presso un riformatorio, un ospedale psichiatrico giudiziario o una casa di cura e di custodia;
  • detenzione ingiustamente patita a causa di erroneo ordine di esecuzione;
  • detenzione a causa di arresto in flagranza;
  • detenzione a causa di fermo indiziato di delitto.


Non
è elemento incidente sul diritto alla riparazione per l’ingiusta detenzione patita se l’imputato si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio.

Tuttavia, non solo il prosciolto con formula piena può vantare un diritto alla riparazione per ingiusta detenzione.
Invero, oltre che ad un prosciolto, il diritto è riconosciuto anche al condannato che nel corso del processo:

  • sia stato sottoposto a misura cautelare quando con decisione irrevocabile risulti accertato che il provvedimento che disponeva la misura veniva emesso o mantenuto senza la sussistenza delle condizioni di applicabilità previste per legge. In sostanza, un soggetto privato della propria libertà personale in mancanza dei presupposti di legge;
  • sia stato sottoposto ad arresto in flagranza o a fermo di indiziato di delitto quando, con decisione irrevocabile, siano risultate insussistenti le condizioni per la convalida.


Non
è possibile richiedere la riparazione per ingiusta detenzione:

  • nel caso in cui una porzione di tempo trascorsa in stato di privazione della libertà sia stata computata ai fini della determinazione della misura di una pena;
  • per il periodo in cui le limitazioni dovute all’applicazione della custodia siano state sofferte anche in forza di altro titolo;
  • se la sentenza o il provvedimento di archiviazione affermano che il fatto non è previsto dalla legge come reato perché la norma è stata abrogata ma un periodo della custodia è antecedente all’abrogazione stessa.


Inoltre, in caso di licenziamento dal posto di lavoro a causa di sottoposizione a misura cautelare custodiale ovvero arresti domiciliari, è riconosciuto il diritto ad essere reintegrato qualora venga pronunciata:

  • sentenza di assoluzione;
  • sentenza di proscioglimento;
  • sentenza di non luogo a procedere;
  • provvedimento di archiviazione.


Entro quale termine ed a quale Autorità Giudiziaria si deposita l’istanza di riparazione per ingiusta detenzione?

La domanda di riparazione deve essere depositata presso la cancelleria della Corte di Appello nel cui distretto è stata pronunciata la sentenza ovvero il provvedimento di archiviazione che ha definito il procedimento e, qualora si tratti di sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, la competenza è della Corte di Appello nel cui distretto è stato emesso il provvedimento impugnato.

L’istanza è proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal giorno in cui:

  • la sentenza di proscioglimento o di condanna diventa irrevocabile;
  • la sentenza di non luogo a procedere diventa inoppugnabile;
  • viene effettuata la notifica del provvedimento di archiviazione alla persona nei cui confronti è stato pronunciato.

                                                                                                     ***

Caso 2

Caio, accusato di violenza sessuale, viene condannato alla pena di anni dieci di reclusione con sentenza di condanna confermata dalla Corte di Cassazione.
Egli trascorre quattro anni in carcere, sino a quando la Corte di Appello di Beta accoglie l’istanza di revisione, revoca la sentenza di condanna e pronuncia il di lui proscioglimento.

In questo caso l’istanza corretta da proporre è quella di riparazione dell’errore giudiziario.

Quali sono le condizioni che devono ricorrere per chiedere la riparazione dell’errore giudiziario?

La riparazione dell’errore giudiziario è disciplinata dagli articoli 643 e seguenti del Codice di procedura penale e 176 delle disposizioni attuative del Codice di rito.
Il diritto riconosciuto è quello della riparazione commisurata alla durata dell’eventuale espiazione o internamento ed alle conseguenze personali e familiari della condanna.

 L’istanza è proposta:

  • da chi è stato prosciolto in sede di revisione, se non ha dato causa per dolo o colpa grave all’errore giudiziario;
  • in caso di morte del condannato, dal coniuge, dai discendenti e ascendenti, dai fratelli e sorelle e dagli affini entro il primo grado e dalle persone legate da un vincolo di adozione con quella deceduta, qualora non si trovino in situazione di indegnità. Qualora la domanda sia presentata solo da uno dei predetti soggetti, egli deve fornire l’indicazione degli altri aventi diritto.


La riparazione si attua mediante pagamento di una somma di denaro ovvero mediante la costituzione di una rendita vitalizia. Inoltre, l’avente diritto può essere accolto in un istituto a spese dello Stato.


Non è prevista riparazione per quella porzione di pena detentiva computata nella determinazione della pena da espiare per un reato diverso.

Entro quale termine ed a quale Autorità Giudiziaria si deposita l’istanza di riparazione dell’errore giudiziario?

L’Autorità Giudiziaria competente è la Corte di Appello che ha pronunciato la sentenza di revisione e la domanda è proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni dal passaggio in giudicato del provvedimento.

 

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Caso 3

Sempronio, accusato di maltrattamenti nei confronti della madre, trascorre cinque mesi agli arresti domiciliari presso l’abitazione della fidanzata.
La Corte di Appello di Alfa lo proscioglie perché il fatto non sussiste e la sentenza diventa irrevocabile. 

Ora tocca a voi! Quale istanza proporreste?